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Da venerdì 29 maggio 2026, il cuore pulsante del dibattito cittadino si chiama “Sala Conferenze Marcello Di Bella”. La targa con il nome del compianto ex direttore del Centro Culturale Polivalente, scomparso nel 2022, animatore e innovatore per tanti anni della vita culturale di Cattolica e del territorio, si trova all’ingresso della Sala e rappresenterà per sempre l’impegno dell’Amministrazione e della comunità a tenere viva e a portare avanti l’eredità culturale del primo direttore del Ccp Marcello Di Bella. Ieri si è tenuta la cerimonia di intitolazione ufficiale presieduta dalla Sindaca Franca Foronchi insieme con il Vice Sindaco e Assessore alla cultura Federico Vaccarini, il dirigente alla cultura Riccardo Benzi, la direttrice del Centro Culturale Polivalente Cristina Bambini. A tracciare il ricordo dell’uomo e dell’intellettuale, davanti a una sala gremita, con personalità e rappresentanti delle istituzioni arrivati anche da Rimini (per il Comune era presente Nadia Bizzocchi, della biblioteca Gambalunga) e da Pesaro sono stati gli interventi del filosofo Paolo Ercolani, di Anna Maria Bernucci, curatrice della storica pubblicazione Biblioteamus e di Enrico Capodaglio, scrittore e critico letterario, nonché storico amico del direttore, arricchiti dai videocontributi di altri due amici come il filosofo Luciano Canfora e il magistrato Piergiorgio Morosini. Presente la famiglia di Di Bella, la moglie Angela Angelini e i figli Niccolò e Cesare.
“Con questa intitolazione non abbiamo voluto solo compiere un gesto di riconoscenza e memoria nei confronti di un uomo e di un intellettuale che ha saputo portare la filosofia e la cultura tra la gente, ma rappresenta l’impegno concreto della nostra Amministrazione e della città a portare avanti la sua grande eredità culturale – commenta la Sindaca Franca Foronchi – Marcello Di Bella ha saputo leggere il suo tempo anticipando il futuro. Questo Centro Culturale Polivalente, la cui progettazione è stata iniziata dal sindaco Sergio Grossi, con assessore Attilio Bigagli e poi inaugurato dal sindaco Franco Mazzocchi e dal giovane assessore Oscar Micucci, con Di Bella non è stato solo una biblioteca, ma appunto un vero centro di produzione intellettuale in un’ottica in cui la cultura era intesa, vissuta e divulgata come un ascensore sociale, un’opportunità di crescita e sviluppo personale e quindi della comunità. In questo spazio, che ora porta il suo nome, continueremo a fare della cultura una materia viva e della città un laboratorio di idee, speranze, crescita e innovazione. Un ringraziamento a Enzo Cecchini per l’impegno che ha dedicato, insieme con la direttrice Cristina Bambini, a questa intitolazione, e a tutti voi che siete intervenuti a rendere ancora più intensa ed emozionante questa cerimonia”.
“Se l’impegno culturale della nostra città è così elevato è perché siamo saliti sulle spalle dei giganti e Marcello Di Bella è stato un gigante che ha portato Cattolica nel pantheon della cultura internazionale – l’intervento del Vice sindaco e assessore alla cultura Federico Vaccarini – Cattolica è nell’immaginario collettivo una città che ha storicamente legato il suo sviluppo al settore turistico e invece questa è una lettura parziale, perché è a Cattolica che viene costruito il primo teatro ex novo del dopo guerra, segno che la cultura ha sempre caratterizzato il dna della città e della sua comunità. Cultura come opportunità di crescita per tutti e tutte. Il prezioso lascito di Marcello Di Bella è l’aver avvicinato le persone ai massimi livelli della cultura, lasciando il segno insieme con Umberto eco con la rassegna “Che cosa fanno oggi i filosofi?”. Questa intitolazione è un’occasione per continuare a guardare al futuro con sempre maggior consapevolezza e impegno dell’importanza storica che la nostra città ha giocato nel panorama nazionale”.
Parola alla famiglia Di Bella, con l’intervento del figlio Niccolò: “Grazie all’Amministrazione di Cattolica per questa intitolazione e – ha scherzato - al “capo ultras” Enzo Cecchini che si è speso tanto per questo riconoscimento. Siamo molto emozionati e orgogliosi. Pensavo in questi giorni che l’eredità di nostro padre è sì pesante e importante, ma è quel tipo di lascito su cui i figli non potranno mai litigare, anzi, sarà una continua occasione di riflessione e crescita personale e collettiva”.
Poi spazio agli interventi dei relatori e ai videocontributi. A mettere in evidenza la capacità unica di Di Bella di anticipare i tempi, Annamaria Bernucci: “Ha sempre saputo guardare al futuro. Basti pensare che con lui questo Centro Culturale diventa una nuova agenzia della cultura dove nasce, oltre al resto, anche la prima mediateca di Italia”. Canfora, nel suo messaggio registrato, ha sottolineato “lo slancio giovanile tipico del suo modo di operare. Aveva un’intelligenza brillante e un’ironia che usava soprattutto verso se stesso. Ha ripensato gli spazi del Ccp che è stato una sua creazione per come l’ha voluto ampliare. Ha creato ad esempio la sezione infanzia che prima non c’era. Un grande innovatore”. Personale il pensiero di Ercolani: “Vogliamo ricordarlo nel senso etimologico di “riportarlo al cuore”. Marcello Di Bella è stato il primo a darmi fiducia e a offrirmi l’opportunità di confrontarmi da subito con il mondo della cultura ai massimi livelli”.
“Un’intitolazione che è un meritato riconoscimento a un intellettuale di rango internazionale – il videocontributo di Morosini – è stato un grande costruttore di centri di aggregazione che hanno alimentato il confronto tra i giovani, offrendo un antidoto alla violenza. Questa dedica non è solo un riconoscimento simbolico, ma deve rappresentare anche una promessa di impegno a continuare quell’opera da parte delle istituzioni pubbliche e dei componenti della comunità”. Commosso il ricordo di Capodaglio: “Ha sempre saputo coniugare il grande valore degli studiosi che coinvolgeva nei suoi eventi con la necessità di ampliare la platea. Gli stessi filosofi si rendevano conto di come parlare a tutti e di fronte a questo pubblico così ampio sapevano sempre trovare un giusto tono di comunicazione. Marcello Di Bella era il migliore nell’organizzare eventi culturali. È stato come un grande direttore d’orchestra che ha messo in armonia voci diverse. Ha sempre sostenuto che la cultura dovesse essere un bene pubblico. E diceva di sentirsi mazziniano. Originario di Milano, studente al Berchet, Marcello era ironico con se stesso e sempre benevolo con tutti e tutte. Aveva grazia fisica, passo leggero e voce discreta. Non alzava mai la voce, ma poteva dire cose anche tremende e molto dure ma sempre con tono garbato. Aveva una disciplina militaresca, ripugnanza per il lassismo, non transigeva sull’etica pubblica, e aveva a cuore l’educazione nazionale. Diceva che oltre ai tanti diritti che abbiamo, abbiamo anche doveri civici da osservare. Il più importante per Marcello Di Bella era quello di diffondere la cultura”. Chiude la direttrice Bambini sottolineando come anche “le riflessioni emerse durante questa cerimonia di intitolazione offriranno ulteriori spunti preziosi di conoscenza e crescita”.
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Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2026, 14:49